Vaccini anti-Covid e immunità di gregge, non mancano i dubbi tra gli esperti. Ecco le opinioni a confronto

Vaccini anti-Covid e immunità di gregge, non mancano i dubbi tra gli esperti.  Ecco le opinioni a confronto

Da tempo governi ed istituzioni nutrono la speranza che i vaccini contro il nuovo coronavirus possano arrivare a portare "l'immunità di gregge". Per alcuni esperti, però, tali aspettative sono imprecise. Per prima cosa, occorre capire una serie di fattori e cosa sia davvero necessario per ottenere una vera immunità fra la popolazione. Al momento molti di questi elementi sono sconosciuti. Qual è la percentuale di diffusione del virus che causa l'infezione da Sars-Cov-2? I primi vaccini impiegati saranno in grado di fermare la trasmissione del virus o semplicemente impediranno alle persone di ammalarsi? Quanta popolazione accetterà di vaccinarsi? I vaccini offriranno lo stesso livello di protezione per tutti?
"L'immunità di gregge è a volte erroneamente intesa come una protezione individuale, quando invece si riferisce alla protezione della comunità e non al modo in cui un individuo singolo risulta protetto", ha affermato Josep Jansa, esperto di malattie infettive presso la sede di Stoccolma dello European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc). Per i modelli dell'Ecdc, la percentuale di soglia minima per stabilire una immunità di gregge è del 67%, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ha affermato che i vari lockdown di prevenzione alla diffusione del Covid in atto in questo momento in Germania potrebbero essere revocati se il 60/70% della popolazione acquisisse l'immunità tramite un vaccino o una cura. Gli esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità hanno anche indicato un tasso di copertura vaccinale del 65% -70% come un modo per raggiungere l'immunità della popolazione attraverso la somministrazione di un vaccino. "Il concetto dell'immunità di gregge è riferito alla protezione dei soggetti più vulnerabili", ha affermato Eleanor Riley, professore di immunologia e malattie infettive all'Università di Edimburgo. È importante capire - ha spiegato - che se, ad esempio, il 98% della popolazione fosse vaccinato, la bassa circolazione del virus arriverebbe a proteggere anche il 2% non vaccinato. Questo è il punto centrale".
Fondamentale per Covid-19, come per qualsiasi altra malattia fortemente trasmissibile, è il calcolo del tasso di riproduzione, o valore R, del virus. In sintesi, si tratta della misura che stabilisce in media a quante altre persone una persona infetta può trasmettere un agente patogeno in circostanze "normali" o prive di restrizioni. Ipotizzando un'efficacia completa del vaccino, le soglie percentuali di una immunità di gregge per le malattie infettive vengono calcolate dividendo 1 per il valore R, sottraendo il risultato da 1 e moltiplicando per 100. Ad esempio, per il morbillo che è altamente contagioso, con un valore R stimato di 12 o superiore, solo arrivando al 92% si potrebbe verificare una immunità di gregge. Viceversa, per un ceppo influenzale stagionale che potrebbe avere un valore R di 1,3 la soglia sarebbe solo del 23%. "Il problema è che per ora non sappiamo esattamente quanto velocemente il virus si diffonda senza precauzioni e con i normali viaggi e attività sociali che avevamo fino ad un anno fa", ha affermato Winfried Pickl, professore di immunologia presso l'Università di Medicina di Vienna. "Con così tanti Paesi che operano ancora in circostanze tutt'altro che normali - ha evidenziato l'immunologo - l'ipotesi dovrebbe essere che il valore R riferito a Covid-19 sia più vicino a 4 che a 2, poiché anche con misure di semi lockdown o restrizioni più severe il valore R è circa 1.5". Inoltre, qualsiasi efficacia del vaccino inferiore al 100%, come la percentuale di efficacia del 90% risultata dai primi dati disponibili sui vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna, richiederebbe un aumento corrispondente della percentuale di popolazione vaccinata per raggiungere la soglia della immunità.
Amesh Adalja, una studiosa del Johns Hopkins Center for Health Security, ha affermato che per avere una immunità di gregge negli Stati Uniti occorrerebbe avere oltre il 70% della popolazione vaccinata e che la cifra potrebbe aumentare se i vaccini fossero meno efficaci. Inoltre, non è sicuro che i vaccini che saranno immessi sul mercato impediscano di sviluppare l'infezione o se le persone vaccinate potranno comunque contrarla e trasmetterla da asintomatici. "La protezione contro la malattia potrà avere valore per un individuo, ma non impedirà la circolazione del virus ed il rischio di malattia nelle persone non vaccinate", ha sottolineato Penny Ward, visiting Professor di farmaceutica clinica al King's College di Londra. Bodo Plachter, professore e vicedirettore dell'Istituto di virologia presso l'ospedale universitario tedesco di Mainz, ha affermato che le infezioni respiratorie possono essere difficili da bloccare completamente con i vaccini, anche se i vaccini posso aiutare a ridurre la quantità di virus circolante. "È possibile che le persone vaccinate possano diffondere meno il virus - ha affermato Plachter - ma sarebbe un errore presumere che la sola vaccinazione possa da sola sopprimere una pandemia".
Simon C Riley, Professore di scienze cliniche all'Università di Edimburgo, ha evidenziato che perseguire la speranza di una immunità di gregge da Covid attraverso la vaccinazione sia inutile. Un approccio migliore, ha affermato il Professore, potrebbe essere quello di "ribaltare l'immunità del gregge", cioè di utilizzare le prime scorte limitate di vaccini per proteggere i più bisognosi, senza preoccuparsi dei membri più robusti e sani della popolazione che possono relativamente vivere in buone condizioni anche contraendo il virus. "Dimentichiamoci di proteggere le masse per proteggere i vulnerabili" - ha dichiarato Riley - ma proteggiamo direttamente i più vulnerabili".

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