La manipolazione dell’informazione ai tempi del Coronavirus

LA MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Nei primi mesi del 2020 la vita dei cittadini di quasi tutte le nazioni è stata stravolta dall’annuncio di un nuovo virus. Dai notiziari di tutto il mondo sono praticamente scomparsi i conflitti armati, i cambiamenti climatici, i gruppi terroristici, i morti per ogni altra patologia.
Nonostante il nuovo patogeno venisse dichiarato sconosciuto, da subito e in assenza di autopsie che permettessero di conoscerlo, ha assunto il ruolo di pericolo pubblico numero uno. Al punto che gli stati, a partire dalla dittatura cinese, seguita dall’Italia e a macchia d’olio dall’Europa e da gran parte del resto del mondo, hanno applicato restrizioni della libertà personale senza precedenti storici. Come in tempo di guerra, in Italia la separazione dei poteri legislativo, esecutivo, e giudiziario, è stata di fatto sospesa, e l’esecutivo, tramite decreti sempre più incalzanti, ha assunto il ruolo legislativo. Più che in tempo di guerra, e più che in presenza di infezioni epidemiologicamente ben più pericolose del Covid-19, molti diritti costituzionali sono stati sospesi. Tutto ciò si è verificato senza quasi proteste, sia da parte delle opposizioni, sia da parte dei garanti costituzionali, sia da parte della popolazione. La presenza di un consenso così ampio, trasversale e duraturo, nei confronti di misure così drastiche, è anomala.
Prescindendo dalla valutazione della necessità delle misure intraprese per fronteggiare il Covid19, che non è oggetto di questa analisi e per la quale rimando ai lavori già esistenti, colpisce il confronto con altre tematiche sentite urgenti e preoccupanti, che diversamente suscitano da sempre accesi dibattiti politici e popolari riguardo la scelta delle misure da adottare.

Altri articoli