Dolore e Covid-19 - Aspetti fisiopatologici, clinici e organizzativi

Dolore e Covid-19 - Aspetti fisiopatologici, clinici e organizzativi

INTRODUZIONE
La pandemia del coronavirus 2019 (COVID-19) ha indubbiamente cambiato le nostre vite e il nostro approccio alla medicina, per un periodo di tempo ancora indefinito. Infatti, la gravità della pandemia COVID-19 ha richiesto la massima attenzione da parte delle autorità sanitarie e degli organi governativi a livello mondiale, con importanti modifiche degli approcci terapeutici standard per le malattie non COVID-19.
Tuttavia, tra centinaia di "articoli istantanei" sul COVID-19, sono stati pubblicati ancora pochi studi prospettici di ampia portata, riguardanti principalmente l'efficacia degli antivirali o dei farmaci che bloccano le interleuchine nei pazienti nelle condizioni più critiche, fino alla pubblicazione dello studio RECOVERY Trial (Valutazione randomizzata della terapia COVID-19) [1]; quindi le decisioni cliniche riguardanti il trattamento del COVID-19 e di qualsiasi altra malattia concomitante o in corso sono state inizialmente basate principalmente sull'esperienza del singolo medico.
Anche durante questa fase è stato espressamente richiesto di non trascurare il continuum di cura dei pazienti che presentano malattie croniche, compreso il dolore [2-4]. Per quanto riguarda il dolore, il COVID-19 ha avuto un notevole impatto sia dal punto di vista clinico (l'influenza dell'infezione da SARS-CoV-2 sul dolore) che organizzativo (come i pazienti con dolore cronico devono essere gestiti nel post COVID-19). Inoltre, i pazienti con dolore cronico sono spesso soggetti fragili, affetti da comorbidità multiple e quindi a maggior rischio di infezione. Poste queste basi, come sarà gestita la necessità di continuare la terapia del dolore nel post COVID-19?

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