Covid-19, le raccomandazioni IDSA sulle terapie farmacologiche

Covid-19, le raccomandazioni IDSA sulle terapie farmacologiche

La Infectious Diseases Society of America (IDSA) ha pubblicato sul proprio sito web raccomandazioni aggiornate sulle terapie farmacologiche utilizzate fino a oggi nel trattamento di Covid-19.

Gli esperti, guidati da Adarsh Bhimraj, della Cleveland Clinic, negli Stati Uniti, hanno espresso una raccomandazione condizionale contro l'uso di routine di bamlanivimab.

Questo perché, nonostante in uno studio solo l'1,6% delle persone assegnate in modo casuale a bamlanivimab abbia avuto necessità del pronto soccorso o di un ricovero rispetto al 6,3% di coloro che avevano ricevuto un placebo, il numero di partecipanti in ciascun braccio è stato ritenuto troppo basso per essere significativo. 

Per quanto riguarda Regeneron, la combinazione di anticorpi monoclonali casirivimab e imbdevimab, nota per essere stata utilizzata nella cura di Trump, gli esperti si sono trattenuti dall'esprimere una raccomandazione, in quanto mancano ancora dati definitivi dagli studi.

«Ci si chiede ancora quale sia il reale grado di efficacia di queste terapie con anticorpi, nonché quali siano i pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio» afferma Bhimraj.

Il problema è anche che, sebbene sembrino esserci scorte adeguate di alcuni farmaci usati per trattare il Covid-19, come remdesivir e desametasone, la disponibilità e la distribuzione di anticorpi monoclonali potrebbero presentare problemi logistici non indifferenti.

Passando oltre, le raccomandazioni sull'uso di remdesivir nei pazienti ricoverati sono rimaste sostanzialmente le stesse, in quanto le prove continuano a indicare che tale medicinale rende il recupero più veloce (10 giorni rispetto a 15 giorni nelle persone che assumono un placebo).

Al contrario, il gruppo di esperti raccomanda di non utilizzare la terapia di combinazione lopinavir/ritonavir, dopo aver analizzato i risultati di uno studio portato avanti in 30 paesi, sponsorizzato dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha valutato idrossiclorochina, interferone, lopinavir/ritonavir e remdesivir in persone ricoverate con Covid-19, non riscontrando un effetto sula mortalità di nessuno di questi i farmaci. 

Il desametasone rimane l'unico farmaco che abbia invece mostrato di ridurre effettivamente la mortalità nelle persone ospedalizzate con infezione da Sars-CoV-2.

Dopo la revisione critica degli studi emersi relativamente a tocilizumab (Actemra), gli autori continuano a non raccomandarne l'uso di routine nei pazienti ricoverati, sempre perché il suo uso non è stato associato a differenze significative nella mortalità. Per quanto riguarda la combinazione di remdesivir e baricitinib (Olumiant), il gruppo di lavoro si riserva di esprimere la sua raccomandazione solo quando emergeranno ulteriori dati. 

Secondo gli autori delle linee guida, dato che il desametasone è diventato uno standard di cura perché riduce la mortalità, sarà importante sapere come la combinazione baricitinib/remdesivir si confronti con il desametasone stesso. «Chiaramente non si può somministrare un farmaco con un beneficio meno certo rispetto a un farmaco per il quale c'è un beneficio più certo» spiegano gli esperti, che sono tuttavia convinti che gli anticorpi monoclonali, soprattutto in associazione, vadano studiati approfonditamente in questo contesto. I ricercatori stanno anche studiando formulazioni diverse dall'infusione endovenosa per rendere la terapia con tali farmaci più comoda e accettabile. 

IDSA Guidelines on the Treatment and Management of Patients with COVID-19

https://www.idsociety.org/practice-guideline/covid-19-guideline-treatment-and-management/#toc-6 

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