I sistemi di condizionamento dell'aria rivestono un ruolo fondamentale nel controllo della diffusione di droplet e aerosol negli ambienti chiusi, secondo uno studio pubblicato su Environmental Research.

I sistemi di condizionamento dell'aria rivestono un ruolo fondamentale nel controllo della diffusione di droplet e aerosol negli ambienti chiusi, secondo uno studio pubblicato su Environmental Research.

I sistemi di condizionamento dell'aria rivestono un ruolo fondamentale nel controllo della diffusione di droplet e aerosol negli ambienti chiusi, secondo uno studio pubblicato su Environmental Research.

I ricercatori dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con gli ingegneri di Ergon Research e la Società italiana di medicina ambientale (Sima), hanno realizzato una ricostruzione in 3D con strumenti di simulazione fluidodinamica computazionale, in modo da riprodurre il movimento delle particelle biologiche nell'ambiente e l'impatto dei sistemi di aerazione sulla loro dispersione. «La nostra simulazione in 3D si basa su parametri fisici reali, come la velocità dell'aria che esce da un colpo di tosse, la temperatura della stanza e la dimensione delle goccioline di saliva. Non è una semplice animazione» spiega Luca Borro, del Bambino Gesù, primo autore dello studio.
Gli esperti hanno ricreato una sala d'attesa di un pronto soccorso pediatrico con un impianto di aerazione, nella quale erano presenti sei bambini e sei adulti senza mascherina. Hanno quindi cercato di seguire il comportamento dei droplet e dell'aerosol dopo un colpo di tosse di un bambino per un periodo di 30 secondi in tre scenari differenti, ovvero con il sistema di aerazione spento, e con il sistema stesso a velocità standard e a velocità doppia. Ebbene, hanno osservato che l'aria condizionata a velocità doppia ha ridotto la concentrazione delle particelle contaminate del 99,6%, ma ha causato una dispersione aerea di droplet e aerosol più rapida e a distanze più grandi rispetto alla velocità normale o allo spegnimento dell'impianto. In caso di impianto spento, infatti, le persone più vicine al bambino che tossiva (1,76 metri) hanno respirato l'11% di aria contaminata mentre i più lontani (4 metri) non sono stati raggiunti dall'aria contaminata. Nel caso in cui invece l'impianto fosse funzionante a velocità doppia, le persone più vicine hanno respirato lo 0,3% di aria contaminata, e quelle più lontane lo 0,08%, ma percentuali così basse sono sostanzialmente irrilevanti ai fini del contagio. Secondo i ricercatori, lo studio conferma che l'infezione da virus Sars-CoV-2 si trasmette soprattutto in base allo status immunitario della persona, alla quantità di patogeno presente nell'aria, misurata in particelle per metro cubo, e all'aereazione dell'ambiente. «A parità degli altri elementi, dunque, più alta è la concentrazione di virus, maggiore è la probabilità di contagio» concludono gli esperti.

Environmental Research 2020. Doi: 10.1016/j.envres.2020.110343

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